domenica 16 maggio 2021

Romanzo social IV

Francesco s’indignò e cominciò a battere furiosamente sulla tastiera. Finalmente, dopo otto ore passate in ufficio, più tre ore complessive andata/ritorno da casa al lavoro, poteva rilassarsi incazzandosi in pace online. La pioggia tamburellava sui vetri della finestra, segnando l’avvicendarsi monotono degli istanti. I lampioni, sulla strada, distribuivano una luce fioca, bastevole appena a distinguere le gocce che scendevano oblique. Foglie di bronzo cadute dagli alberi naufragavano accartocciate nei rivoli che scorrevano lungo i marciapiedi. Di tanto in tanto, dal silenzio prendeva vita il suono di pneumatici che scorrevano sull’asfalto bagnato.
    Francesco sedeva sul divano. La cena scaldata nel forno a microonde si era di nuovo raffreddata. Si passò un dito gelido dietro la nuca, rabbrividì e si coprì meglio col plaid. Sua madre dormiva di là in camera e sussultava ogni volta che a Francesco scappava un’esclamazione di rabbia. Quella sera Francesco non cenò, né si spogliò quando il sonno lo colse di sorpresa, ma semplicemente sbadigliò e si sdraiò sul divano, senza togliersi le scarpe. Da un po’ di tempo quel tipo di sera era, per Francesco, la normalità.


Antonio Rivolta, "Romanzo social", Ischitella, Edizioni Amascè, 2017