domenica 13 ottobre 2024

Inferno

L'inferno a volte è fatto di parole mai dette o mai sentite, e che avremmo voluto dire o sentirci dire; altre volte, invece, di parole sentite o dette, sospese nel nulla, che rimbombano continuamente sulle pareti della nostra scatola cranica, e che non avremmo mai voluto sentire o dire.

Quella mattina Antonio decise di fare un po' d'ordine in un angolo del proprio inferno, cercando di dire quello che non aveva mai detto, e di emendare o quantomeno chiarificare quello che aveva già detto. Quanto alle parole che aveva sentito, si auspicava di poterle meglio interpretare, sicché assumessero anche solo vagamente la forma delle parole che non aveva mai sentito. Così s'immerse in un dialogo coi suoi stessi fantasmi.

<<Tu sei come l'acqua>>, gli disse una vocina flebile, assai lontana, sprofondata tra i ricordi remoti dei suoi vent'anni. Antonio alzò lo sguardo e rivide un viso che aveva ormai quasi dimenticato, e che continuò a parlare: <<t'infiltri in ogni anfratto della mia coscienza, e, dove non riesci a infiltrarti, come l'acqua sfondi di forza ogni mia resistenza>>. L'uomo di colpo ricordò ed esclamò: <<Oh Margherita!>>, e il suo viso s'illuminò in un ampio sorriso. La ragazza riprese: <<Ricordi quel pomeriggio, d'estate, quando ci avviammo per quel piccolo sentiero e il silenzio della campagna ci avvolse? Ne venimmo inghiottiti. Li senti ancora i nostri passi, il loro lento ritmo?>>

<<Tutto! Adesso ricordo tutto! Fu allora che mi dicesti quelle parole sull'acqua.>>

<<Quel pomeriggio, dentro di me, io t'affidai la mia anima, e tu l'hai portata via. Perché hai portato via la mia anima? Perché, con la potenza devastante dell'acqua, hai distrutto il nostro futuro?>>

Il viso di Antonio si fece serio: <<Ma io…>>


<<Taci! Almeno ora taci. Le tue parole mi hanno già perduta una volta. Sin dal primo momento che t'ho ascoltato, ho percepito il pericolo emanare da te e scorrere sulla mia pelle. Ho conosciuto prima il fascino dei tuoi discorsi, e solo dopo mi sono accorta della tua persona. Sicché, per lungo tempo ho pensato che fossi soltanto un crogiolo verbale, che il tuo corpo fosse soltanto un supporto materiale utile a reggere il meccanismo diabolico delle tue parole>>

<<Inseguo qualcosa che non conosco - così mi dicesti>> rispose Antonio: <<ma in realtà avevamo preso a orbitare attorno al nostro centro di massa, sicché era impossibile capire chi fosse l'inseguitore e chi invece l'inseguito. Avrei dovuto dirti di fuggire, o avrei dovuto farlo io stesso. Ma io non sapevo, ti giuro che non sapevo. E la trappola gravitazionale ci stava ormai incalzando. Pure, tu prendesti a evitarmi e io, sebbene morissi dentro, mi sentivo in qualche modo sollevato>>

<<Ti evitavo, perché sapevi di esplosivo, perché con te non avevo controllo, perché, quando discorrevamo, dire se in principio fu il verbo o la materia sarebbe stato impossibile. Sapevo che mi avresti fatto male prima o poi. Ma di nascosto ti cercavo. Di nascosto, quasi avessi vergogna del mio bisogno di te. Di sera, le tue parole distendevano la mia anima, che spiegava una per una le sue pagine ritrovando la pace>>

<<Quando t'ho conosciuta brancolavo nel buio>>

<<E io pure>>

<<Però dopo siamo stati felici per qualche anno>>

<<Perché riapri la ferita dei giorni trascorsi con te? Taci! Anni dopo, quella sera in cui mi hai detto che il giorno dopo saresti partito, ci siamo coricati per l'ultima volta, uno di fianco all'altra, ed eravamo già due estranei. Eravamo distesi, separati da pochi centimetri, eppure un abisso ormai ci separava. Ah, ore sospese nel vuoto, sentire il nulla penetrare in me stessa e diluire a goccia a goccia la mia essenza! Avrei voluto gridarti: resta! Ma non l'ho fatto, perché so che sarei riuscita a convincerti, e non era ciò che volevi>>

<<Avrei voluto urlarti: vieni con me! Ma non l'ho fatto, perché temevo allo stesso tempo un tuo sì e un tuo no>>

<<Giunta l'alba, i miei occhi ormai prosciugati hanno visto la tua ombra alzarsi dal letto. Ti sei vestito, sei venuto dalla mia parte, ti sei seduto al mio fianco. Mentre ti allacciavi le scarpe ci siamo guardati: per un attimo ci siamo scambiati i nostri inferni. Poi, prendendomi la mano, mi hai baciato sulla fronte sussurrandomi: anima mia. E sei andato via!>>

<<Non ci siamo più visti>>

<<Né più sentiti>>

<<Era necessario. Potrai mai perdonarmi?>>

<<Non sono io che devo perdonarti, sei tu che non riesci ancora a perdonare te stesso>>

<<Ma tu dimmelo lo stesso! Dimmi: ti perdono! Ho bisogno di sentirlo dire da te!>>

<<Ti perdono! Va bene così? Adesso calmati, vieni qui>>

Margherita s'avvicino ad Antonio. Gli prese la mano. Nello stesso istante, l'uomo cessò di respirare. E si suoi lineamenti erano ormai distesi.