Francesco
s’indignò e cominciò a battere furiosamente sulla tastiera.
Finalmente, dopo otto ore passate in ufficio, più tre ore
complessive andata/ritorno da casa al lavoro, poteva rilassarsi
incazzandosi in pace online. La pioggia tamburellava sui vetri della
finestra, segnando l’avvicendarsi monotono degli istanti. I
lampioni, sulla strada, distribuivano una luce fioca, bastevole
appena a distinguere le gocce che scendevano oblique. Foglie di
bronzo cadute dagli alberi naufragavano accartocciate nei rivoli che
scorrevano lungo i marciapiedi. Di tanto in tanto, dal silenzio
prendeva vita il suono di pneumatici che scorrevano sull’asfalto
bagnato.
Francesco
sedeva sul divano. La cena scaldata nel forno a microonde si era di
nuovo raffreddata. Si passò un dito gelido dietro la nuca,
rabbrividì e si coprì meglio col plaid. Sua madre dormiva di là in
camera e sussultava ogni volta che a Francesco scappava
un’esclamazione di rabbia. Quella sera Francesco non cenò, né si
spogliò quando il sonno lo colse di sorpresa, ma semplicemente
sbadigliò e si sdraiò sul divano, senza togliersi le scarpe. Da un
po’ di tempo quel tipo di sera era, per Francesco, la normalità.
Antonio Rivolta, "Romanzo social", Ischitella, Edizioni Amascè, 2017
Nessun commento:
Posta un commento