Quando ho letto per la prima volta questo testo, la notizia, di per
sé, non ha destato in me alcuno stupore, e subito mi sono trovato
d’accordo con l’autore nel ritenerla infondata: sono ormai
abituato alle stranezze che si raccontano sul conto del popolo della
Daunia, e inoltre non mi risulta che a Cerignola si tramandino, o
siano state tramandate, leggende riguardanti Marco Polo.
L’evento che, invece, ha suscitato in me una grande meraviglia, ed
è stato il principio di una serie di rivelazioni susseguitesi in
maniera tanto casuale e strana da giustificare ogni incredulità, si
è verificato qualche mese dopo, in un rovente pomeriggio di luglio,
mentre passeggiavo lungo la cosiddetta “strada di San Marco”, a
Cerignola. Si tratta di un breve circuito che si immerge nella
campagna per pochi chilometri, per poi ritornare nuovamente in città.
Utilizzata una volta soltanto dagli agricoltori per raggiungere i
propri terreni, oggi è assai frequentata da ciclisti, podisti e
sfaccendati d’ogni genere.
La natura delle notizie che verranno rivelate nel seguito di queste
note m’impone di non citare la vera identità delle persone
coinvolte, per cui utilizzerò dei nomi di fantasia.
Passeggiavamo, dunque, lungo questa strada, io e Luke Aziz, mio amico
di vecchia data, studioso sinceramente appassionato delle origini dei
beduini del deserto arabico. L’imponente sinfonia delle cicale
s’ergeva al di sopra delle nostre voci, quasi a voler censurare i
futili discorsi che andavamo facendo, discorsi che passavano dal
meteorismo di Paviglianiti alla questione omerica senza soluzione di
continuità alcuna. A un tratto c’imbattemmo in George Thinks. Era,
questi, un tipo assai strano, dal parlare raro e profetico. Non avevo
molta confidenza con lui, a differenza di Luke, che invece lo
frequentava non spesso ma con una certa regolarità. S’unì a noi.
Non mi soffermerò sui dettagli di quello che venne detto. Dirò
soltanto che io e Luke continuammo i nostri discorsi senza troppo
entusiasmo, mentre George intervenne poco e con altrettanto scarso
interesse.
Quello che però accadde quel pomeriggio mi lasciò esterrefatto. A
un certo punto, giunti nel punto che maggiormente s’immergeva nella
campagna, c’imbattemmo in una biscia ferma al centro della strada.
Con mio sommo stupore, vidi George Thinks scagliarsi a terra, prono,
prosternandosi e recitando delle litanie in un idioma che non riuscii
in alcun modo a identificare. Subito dopo dal cielo arrivò una
cicogna, la quale, afferrata la biscia col becco, s’involò al di
sopra degli uliveti fino a sparire nell’azzurro del cielo. In
quell’istante, un gallo prese a cantare a squarciagola, lacerando
l’aria circostante. Rimasi fermo, attonito, mentre George Thinks si
rialzava, ripulendosi le vesti. Feci per aprire bocca ma Luke Aziz mi
fece cenno di tacere, lasciandomi intendere che mi avrebbe spiegato
più tardi. Continuammo a camminare, ero turbato.
Avevo sempre avuto la vaga idea che George fosse un tipo un po’
svitato, e quello che era appena accaduto non poteva che darmi la
conferma di ciò, se non fosse per il fatto che tutto si era svolto
con un’aura di serietà, in un’atmosfera di rituale millenario,
con un incanto che non poteva non lasciarmi perplesso.
George Thinks decifrò sul mio viso la meraviglia e pronunciò le
seguenti parole, che cito alla lettera:
<<Quello che hai appena visto è il risultato dello
stravolgimento dell’ordine naturale delle cose che regna in questa
terra, a seguito degli eventi che vi si verificarono. Le pietre, gli
alberi, ogni vivente, qui vibra ancora dell’energia che fluisce dai
Fatti>>
Al mio crescente disorientamento e alla mia domanda di ulteriori
chiarimenti rispose:
<<Poiché percepisco in te energie positive, ti dirò: come un
gallo che canta al tramonto ha acceso la tua curiosità, così un
gallo che canta al mattino la placherà, se sarai degno di
conquistare la verità. Però>> continuò, alzando il dito in
segno d’ammonimento <<stai attento! Queste non sono solo
superstizioni!>>
Quando concluse, aveva la fronte imperlata di sudore, la pelle del
viso diafana, gli occhi spiritati. Io, invece, ero attanagliato
dall’angoscia e dalla confusione, e l’unica cosa che
m’interessava era arrivare a casa, infilarmi sotto la doccia e non
pensare più a tutto quello che stava succedendo. Rinunciavo a
qualunque chiarimento, purché mi si lasciasse in pace.
Qualche sera più tardi, dopo cena, ero seduto al balcone. L’aria
era immobile e si respirava a fatica. Non avevo più rivisto Luke
Aziz, dopo quel fatidico pomeriggio, e avevo quasi dimenticato
l’accaduto. Meccanicamente, aprii un’edizione delle favole di
Esopo e cominciai a leggere. Il libro si era aperto casualmente alla
pagina dove c’erano le favole “I due galli e l’aquila” e “I
galli e la pernice”. Ciò mi riportò con la memoria alle parole di
George Thinks: come un gallo che canta al tramonto ha acceso la
tua curiosità, così un gallo che canta al mattino la placherà, se
sarai degno di conquistare la verità. Mi chiesi quale senso
potessero avere quelle parole e scherzosamente pensai che l’unico
gallo che canta al mattino che mi veniva in mente in quel momento era
il Cantico del gallo silvestre di Leopardi: l’autore,
infatti, riferisce nelle righe iniziali, inventando, di voler
tradurre un antico testo redatto in lingua ebraica, intitolato
Cantico mattutino del gallo silvestre. Avevo in biblioteca una
copia delle Operette Morali, che aprii alla pagina che mi
interessava e cominciai a leggere, per la verità senza troppo
interesse e senza grandi speranze.
Lessi il testo dall’inizio alla fine, senza che mi venisse in mente
la benché minima idea. Quando ormai ero rassegnato a interrompere
una ricerca che, con ogni evidenza, non mi avrebbe condotto a nessuna
verità, distrattamente il mio sguardo cadde su una piccola nota
dell’editore che avevo ignorato. La nota diceva: Composto a
Recanati tra il 10 e il 16 novembre 1824, fu pubblicato per la prima
volta nell’edizione Stella, Milano, 1827.
Rimasi folgorato. Da una zona recondita della mia mente affiorò il
ricordo del breve profilo biografico di Mark Ham, che avevo letto
nell’opera su citata. Ebbene, lo studioso inglese era nato a
novembre del 1824 e il giorno di nascita non era conosciuto con
certezza: si trattava di una data imprecisata tra il 10 e il 16 del
mese! Cosa ancor più sconcertante, il padre di Ham, Sir Richard Ham,
conte di Exeter, si era trasferito con la famiglia a Milano nel 1827
e a quanto pare aveva avuto qualche rapporto con l’editore Stella.
Lo interpretai come un segno, contro ogni razionalità.
Ritornai con la mente alla leggenda su Marco Polo. Dapprima meditai,
in seguito sognai e infine bramai un collegamento tra questa e i
riferimenti misteriosi di Thinks. Sapevo che era tutto assurdo e
frutto di insulse casualità, eppure qualcosa dentro me, forse un
bisogno di evasione fantastica, mi spinse a seguire una pista
improbabile.
Il giorno seguente telefonai a Luke Aziz, deciso a farmi dare quelle
spiegazioni che mi aveva promesso. Sua madre mi disse che era partito
il giorno prima per La Mecca e non sarebbe tornato prima di tre mesi.
Decisi così di telefonare a Kevin Russel, direttore di diverse
biblioteche a Londra e massimo esperto mondiale di ogni sorta di
pubblicazioni storiografiche redatte in lingua inglese, e da lui
appresi che Ham aveva mentito scrivendo di non possedere nessun
documento che attestasse il racconto degli anziani cerignolesi!
Ormai il dado era tratto. Intrapresi una ricerca poderosa e
rocambolesca, che mi portò nei posti più disparati: Londra,
Dublino, Caracas, Ulan Bator, Ischitella. E molti altri ancora.
Non starò a raccontare i particolari di questa avventura: a tal fine
bisognerebbe scrivere un romanzo.
Non starò neanche a esporre in dettaglio le fonti, le testimonianze,
le argomentazioni e la catena di ragionamenti che hanno
caratterizzato la mia ricerca: per questo ci vorrebbe un trattato
poderoso.
Mi limiterò, invece, a riassumere assai brevemente le conclusioni a
cui sono giunto. Ritengo sia giusto che queste verità rimangano e
vengano trasmesse nella forma breve e lacunosa del mito.
Di seguito elenco alcuni punti chiave che chiariscono una volta per
tutte la questione.
Marco Polo non ha mai viaggiato in Oriente. Mi rendo conto che questo
fatto possa sconvolgere l’intero establishment storiografico. Sono
pronto a difendere questa tesi in sede privata con chiunque fosse
interessato.
Una notte, sul finire della sua vita, il mercante veneziano sogna un
uomo che si presenta come un vecchio storico greco, il quale gli dice
che avrebbe dovuto recarsi nella città del fulmine, laddove
anticamente si potevano cambiare i cavalli, se avesse voluta salva
l’anima.
Ignorando il greco antico e la storiografia, come del resto la
maggior parte degli uomini allora in occidente, Marco Polo consulta
Leonzio Pilato, proveniente dalla Calabria, dove ancora sopravviveva
qualche memoria della cultura ellenica.
Leonzio Pilato gli parla di un passo di Polibio, in cui cita la città
di Keraunilia (Keraunòs in greco vuol dire fulmine), antico
luogo di scambio di cavalli o posta.
Keraunilia è il nucleo antico da cui deriva Cerignola. Marco Polo vi
si reca.
A Cerignola viene in contatto con un gruppo proveniente dagli
al-Hashishiyyun (coloro
che sono dediti all’hashish). Costoro, provenienti dall’Iran,
hanno sviluppato una forma non ortodossa di Islam, in cui
l’iniziazione consiste nell’assunzione di massicce quantità di
sostanze psicotrope prima di intraprendere, in solitudine, un cammino
circolare che si immerge nella campagna. Tale cammino coincide con
l’odierna “strada di San Marco”.
Marco Polo viene iniziato, e durante il cammino immagina i viaggi che
confluiranno nel Milione.
Nei secoli seguenti, alcuni monaci cinesi seguaci del Tao, apprendono
la storia di Marco Polo e riconoscono il valore spirituale del
cammino da lui effettuato. Da quel momento la strada verrà chiamata
Il Tao di Marco e diverrà meta di pellegrinaggi della portata
del Cammino di Santiago.
Agli inizi del secolo XIX la comunità cerignolese degli
al-Hashishiyyun si oppone all’ingerenza ormai schiacciante della
religione del Tao e intraprende una svolta fondamentalista che
cancella ogni traccia della religione dell’estremo oriente.
Nel 1855, tuttavia, i Cattolici prendono definitivamente il
sopravvento. Grazie a un ingente lascito di Paolo Tonti in futuro si
costruirà la cattedrale. Per cancellare ogni traccia delle religioni
passate il nome della strada viene convertito da Il Tao di Marco a
La strada di Marco e, successivamente, per enfatizzare il
dominio cattolico, si giunge all’attuale denominazione La strada
di San Marco.
Esistono a tutt’oggi, a Cerignola, dei discendenti degli
al-Hashishiyyun (basta considerare cognomi come Sciscio, Sciusco
etc.). Si dice che essi abbiano eletto simbolicamente a luogo sacro
la cattedrale della città: cinque volte al giorno, segretamente,
ovunque essi si trovino, si prostrano in preghiera rivolti verso di
essa.
Luke Aziz e Joe Thinks appartengono a una setta segreta di matrice
zoroastriana, dedita al culto del Serpente e della Cicogna.
Infine, per quanto riguarda i galli che cantano al tramonto, il
mistero si è risolto casualmente in maniera assai triviale. Ho
appreso sul giornale di un maxi blitz condotto dalle forze
dell’ordine contro degli allevatori che somministravano
metanfetamina ai galli, al fine di tenerli in continuazione svegli e
carichi di testosterone, sì da rendere continua la fecondazione
delle galline. Niente di arcano, dunque, almeno in questo. Forse.