L'inferno
a volte è fatto di parole mai dette o mai sentite, e che avremmo
voluto dire o sentirci dire; altre volte, invece, di parole sentite o
dette, sospese nel nulla, che rimbombano continuamente sulle pareti
della nostra scatola cranica, e che non avremmo mai voluto sentire o
dire.
Quella
mattina Antonio decise di fare un po' d'ordine in un angolo del
proprio inferno, cercando di dire quello che non aveva mai detto, e
di emendare o quantomeno chiarificare quello che aveva già detto.
Quanto alle parole che aveva sentito, si auspicava di poterle meglio
interpretare, sicché assumessero anche solo vagamente la forma delle
parole che non aveva mai sentito. Così s'immerse in un dialogo coi
suoi stessi fantasmi.
<<Tu
sei come l'acqua>>, gli disse una vocina flebile, assai
lontana, sprofondata tra i ricordi remoti dei suoi vent'anni. Antonio
alzò lo sguardo e rivide un viso che aveva ormai quasi dimenticato,
e che continuò a parlare: <<t'infiltri in ogni anfratto della
mia coscienza, e, dove non riesci a infiltrarti, come l'acqua sfondi
di forza ogni mia resistenza>>. L'uomo di colpo ricordò ed
esclamò: <<Oh Margherita!>>, e il suo viso s'illuminò
in un ampio sorriso. La ragazza riprese: <<Ricordi quel
pomeriggio, d'estate, quando ci avviammo per quel piccolo sentiero e
il silenzio della campagna ci avvolse? Ne venimmo inghiottiti. Li
senti ancora i nostri passi, il loro lento ritmo?>>
<<Tutto!
Adesso ricordo tutto! Fu allora che mi dicesti quelle parole
sull'acqua.>>
<<Quel
pomeriggio, dentro di me, io t'affidai la mia anima, e tu l'hai
portata via. Perché hai portato via la mia anima? Perché, con la
potenza devastante dell'acqua, hai distrutto il nostro futuro?>>
Il viso di Antonio si fece serio: <<Ma io…>>
<<Taci!
Almeno ora taci. Le tue parole mi hanno già perduta una volta. Sin
dal primo momento che t'ho ascoltato, ho percepito il pericolo
emanare da te e scorrere sulla mia pelle. Ho conosciuto prima il
fascino dei tuoi discorsi, e solo dopo mi sono accorta della tua
persona. Sicché, per lungo tempo ho pensato che fossi soltanto un
crogiolo verbale, che il tuo corpo fosse soltanto un supporto
materiale utile a reggere il meccanismo diabolico delle tue parole>>
<<Inseguo
qualcosa che non conosco - così mi dicesti>> rispose Antonio:
<<ma in realtà avevamo preso a orbitare attorno al nostro
centro di massa, sicché era impossibile capire chi fosse
l'inseguitore e chi invece l'inseguito. Avrei dovuto dirti di
fuggire, o avrei dovuto farlo io stesso. Ma io non sapevo, ti giuro
che non sapevo. E la trappola gravitazionale ci stava ormai
incalzando. Pure, tu prendesti a evitarmi e io, sebbene morissi
dentro, mi sentivo in qualche modo sollevato>>
<<Ti
evitavo, perché sapevi di esplosivo, perché con te non avevo
controllo, perché, quando discorrevamo, dire se in principio fu il
verbo o la materia sarebbe stato impossibile. Sapevo che mi avresti
fatto male prima o poi. Ma di nascosto ti cercavo. Di nascosto, quasi
avessi vergogna del mio bisogno di te. Di sera, le tue parole
distendevano la mia anima, che spiegava una per una le sue pagine
ritrovando la pace>>
<<Quando
t'ho conosciuta brancolavo nel buio>>
<<E
io pure>>
<<Però
dopo siamo stati felici per qualche anno>>
<<Perché
riapri la ferita dei giorni trascorsi con te? Taci! Anni dopo, quella
sera in cui mi hai detto che il giorno dopo saresti partito, ci siamo
coricati per l'ultima volta, uno di fianco all'altra, ed eravamo già
due estranei. Eravamo distesi, separati da pochi centimetri, eppure
un abisso ormai ci separava. Ah, ore sospese nel vuoto, sentire il
nulla penetrare in me stessa e diluire a goccia a goccia la mia
essenza! Avrei voluto gridarti: resta! Ma non l'ho fatto, perché so
che sarei riuscita a convincerti, e non era ciò che volevi>>
<<Avrei
voluto urlarti: vieni con me! Ma non l'ho fatto, perché temevo allo
stesso tempo un tuo sì e un tuo no>>
<<Giunta
l'alba, i miei occhi ormai prosciugati hanno visto la tua ombra
alzarsi dal letto. Ti sei vestito, sei venuto dalla mia parte, ti sei
seduto al mio fianco. Mentre ti allacciavi le scarpe ci siamo
guardati: per un attimo ci siamo scambiati i nostri inferni. Poi,
prendendomi la mano, mi hai baciato sulla fronte sussurrandomi: anima
mia. E sei andato via!>>
<<Non
ci siamo più visti>>
<<Né
più sentiti>>
<<Era
necessario. Potrai mai perdonarmi?>>
<<Non
sono io che devo perdonarti, sei tu che non riesci ancora a perdonare
te stesso>>
<<Ma
tu dimmelo lo stesso! Dimmi: ti perdono! Ho bisogno di sentirlo dire
da te!>>
<<Ti
perdono! Va bene così? Adesso calmati, vieni qui>>
Margherita
s'avvicino ad Antonio. Gli prese la mano. Nello stesso istante,
l'uomo cessò di respirare. E si suoi lineamenti erano ormai distesi.
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