venerdì 25 agosto 2023

Romanzo social V

Da un po' di tempo Francesco sentiva di avere grandi cose da raccontare al mondo e così, una mattina, dopo averci riflettuto a lungo per l'ennesima volta, posò la tazzina di caffè nel lavello, rifece il letto, ripiegò il suo pigiama e quello di Livia mettendoli sotto ai rispettivi cuscini ed esclamò: <<Sì, scriverò un libro!>>.
    <<Scriverò un libro>> ripeté a Marcello, sollevando la tazzina di caffè e muovendo furtivamente gli occhi intorno, nella sala affollata del bar, per vedere se qualche persona, magari di sesso femminile, magari bella, potesse ascoltare con ammirazione quello che aveva intenzione di fare.
    <<Ho deciso di mettere per iscritto le conclusioni filosofiche a cui sono giunto, di svelare alla gente l'inanità della propria esistenza, la trappola sociale che stritola quotidianamente le persone nella morsa dell'anonimato, le spinge alla ricerca di una felicità effimera nel consumo, raggiungibile attraverso la schiavitù incondizionata a un padrone che esso stesso è schiavo del sistema, un sistema che...>>
    <<France’, che cazzo stai dicendo?>>, lo interruppe Marcello, che se n'era stato ad ascoltare l'amico senza troppa convinzione, osservando, tra uno sbadiglio e l'altro, i clienti che, seduti allo sgabello, si scialacquavano i soldi al videopoker, <<non avevamo deciso di non fumare più canne di prima mattina? Poi Livia s'incazza con me perché ti vede sempre rincoglionito>>. Ma Francesco continuò imperterrito: <<È una cosa seria scemo! È arrivato il momento di far vedere a tutti quanto valgo e mettere a frutto le mie capacità intellettuali. Ho deciso di raccontare a tutti la verità!>>
    <<Cioè che sei un perdigiorno mantenuto per metà dalla tua ragazza e per metà dalla tua famiglia?>>
    <<Ma no testa vuota! La verità è che la gente si ammazza di fatica dalla mattina alla sera per tirare a campare, sacrificando per fame la propria libertà, le proprie aspirazioni, il libero esercizio della propria volontà!>>
    <<Ma France’, se i nostri cari si mettessero a fare la rivoluzione al sistema, io e te come camperemmo?>>, lo incalzò l'amico.
    <<Sei un materialista che si perde dietro ai dettagli, è inutile parlare di grandi cose con te, ne riparleremo a libro finito, e quando il successo verrà a bussare alla mia porta finalmente capirete tutti chi sono veramente io!>>
    <<Sarà come dici tu. Per adesso chi viene a bussare alla tua porta è Aziz, gli devi ancora quattrocento euro per tutto il fumo che hai preso l'estate scorsa. Se lo sa Livia... altro che lotta al sistema! Farai meglio ad arruolarti nella legione straniera>>, e detto questo Marcello si alzò dalla sedia e, avvicinatosi al bancone, afferrò un bombolone alla crema e se l'infilò per metà in bocca. Intanto Francesco borbottava fra sé: <<Capirai Aziz! Gli compro una piantagione! Gli trasformo quel negozietto che ha in una gastronomia di lusso e poi vediamo cos'ha da reclamare! Datemi solo un po' di tempo e...>>, non poté finire la frase che sentì una mano che gli si avventava piatta sulla sua nuca e poi una voce: <<Ebbravo lo sfaccendato! Sempre a perdere tempo al bar, a fare la bella vita!>>.
    Francesco si voltò di scatto alzandosi nello stesso tempo dalla sedia e vide la faccia larga e calma di Andrea, il quale indossava una tuta verde da operatore ecologico e gli sorrideva guardandolo con quella espressione da orsetto bonario che lo caratterizzava. Francesco, che, sorpreso mentre era immerso nei suoi pensieri, per un attimo aveva temuto che si trattasse di un impazzito Aziz che veniva a reclamargli con la violenza i soldi, mandò a quel paese l'amico, tirandogli un destro sulla spalla. <<Andiamo fuori a fumarci una sigaretta, me la offri tu>> gli disse come per chiedergli un risarcimento. <<Come al solito d'altronde>> rispose l'amico, sempre sorridendo. Marcello trotterellò fuori seguendo gli amici e si appoggiò a una transenna davanti al bar rollandosi una sigaretta.
    Non si sa bene quanto tempo impiegò Francesco per non scrivere il suo libro. Ciò che è certo è che quella sera stessa si mise subito al lavoro, ma dopo un'ora davanti allo schermo bianco si disse: <<Scriverò un libro, sì, ma forse comincerò domani. Per oggi, invece, scriverò un post>>.


Antonio Rivolta, "Romanzo social", Ischitella, Edizioni Amascè, 2017.

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