venerdì 1 marzo 2019

La caduta

Il pianeta Terra ormai era vicino e io già sentivo quelle immense vibrazioni che puoi avvertire solo qui, in questa strana atmosfera. Emozioni, le chiamano così. Oh sì, mi avevano avvisato, sapevo di quest'assurda alchimia che, unica, si è sviluppata in questo angolo remoto del cosmo. Mi è stato spiegato che si tratta di un'anomalia, qualcosa di totalmente inaspettato e incomprensibile. È questo il motivo per cui ci mandano qui. Ci addestrano sin dall'inizio, ma solo intellettualmente. Per cui, inevitabilmente, tutti ci perdiamo. E così, a seconda dei casi, ci ritroviamo a essere poeti, dannati, sfigati, pazzi, sbandati, barboni, disadattati o quant'altro. Fatto sta che quando arrivi qui, soffochi. Vieni sbattuto violentemente al suolo e, prima ancora che tu possa reagire, il tuo cuore puro è già avvelenato. Il mio maestro è stato quell'erma bifronte che cedette sotto i colpi impietosi di "capei d'oro a l'aura sparsi". Ora tocca a me, ma non sono all'altezza e ho paura.    
    Il pianeta terra ormai mi sovrastava e io ero già debole e stanco. La prima cosa che vidi fu il sole e lui mi sorrise e io l'amai. Rimasi per ore a parlargli e, sai, lui sorrideva. Finché non arrossì alle mie parole d'amore e scomparve sotto il mare. Il mare. Languore immenso, dolcezza infinita, sapore di morte inebriante… perché non m'inghiottisti allora? Venne sera e con essa si accompagnò la luna e per la terza volta il mio cuore cedette. Pallida e tersa, si ergeva tra gli astri sfregiando il buio. Poi giungesti tu. Ah eterne vicende mai vissute! Sottile languore, lieve tepore, vento fresco che m'accarezza il viso, profumo e colori sgargianti! In te mi perdo.
    Oggi ho in mente il tuo mistero, qui e ora. Seduto in questo prato, senza di te io mi sento nel nulla. Chiudo gli occhi e immagino che tu, d'improvviso, appaia qui. Sento quasi un tocco leggero sulla spalla... e aprire gli occhi e vederti! E invece non mi resta che questa immane solitudine e questa profonda e incolmabile distanza che mi separa da ogni cosa, come una galassia in fuga nel più remoto cosmo.
    Una volta, quindici miliardi di anni fa, siamo stati tutti insieme, nello stesso punto. Oggi, fuggiamo in una disperata lotta contro il nulla, ma il nulla è troppo grande, persino per l'universo intero.
    Continuerò a sognare per qualche anno ancora, dopodiché la danza ritmica che anima i miei atomi cesserà. E ne verranno altri, provando quello che provo io ora. Magari un atomo di carbonio o azoto che una volta appartenne a me farà parte di loro. E io, lo saprò mai? Il mistero è tutto ciò che sento...

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