Il protagonista della nostra storia è un povero fotone. Eh sì, avete letto bene, proprio un fotone! Credete forse che le particelle elementari non siano invischiate nella giungla di leggi che le governano così come noi lo siamo con le nostre leggi umane? Ebbene, dopo essere venuti a conoscenza delle vicissitudini a cui il nostro eroe fu sottoposto cambierete idea. Quanti rischi ha dovuto correre il meschino per non trovarsi nei guai al cospetto di un Dio a cui, contrariamente a quanto sosteneva Einstein, piace molto giocare a dadi! Ha dovuto comportarsi un po’ come un dirigente d’azienda che, per far quadrare i conti, deve inserire dei falsi in bilancio. Per rispettare la legge ha dovuto infrangerla!
Tuttavia,
si sa, non tutti i mali vengono per nuocere e nessuno d'altronde
conosce i veri disegni del Creatore quando ci sottopone a delle prove
che siamo soliti giudicare frettolosamente come aspre e ingiuste. A
conti fatti, ciò che il nostro protagonista ha guadagnato dalla
vicenda che mi accingo a raccontarvi vale certo le angosce da cui fu
temporaneamente attanagliato. Ma veniamo ai fatti.
Il
nostro fotone viaggiava felice e sereno alla velocità della luce e
il tempo per lui non scorreva, per cui si godeva in pace la sua
eternità, non chiedendo altro che starsene così, sempre in viaggio,
senza mai essere disturbato. Ma ahimè! Sappiamo tutti bene che la
tranquillità non dura a lungo e che prima o poi arriva sempre
qualcuno che ci mette i bastoni tra le ruote! Il guastafeste questa
volta fu Dio in persona, il quale un giorno gli disse: <<O
fotone, figlio mio, tu che porti la testimonianza della mia Luce, il
tuo felice errare per le profondità dello spazio riempie il mio
cuore di gioia; il tuo cammino indefesso illustra al viandante la
trama stessa dello spazio-tempo, rivelandone le pieghe e gli strappi;
la tua indolente corsa illumina la mia Opera. È giunto per te il
momento di condividere l’energia che ti donai nel primiero tempo,
affinché altri processi possano testimoniare la mia gloria. Molti
sono i cammini che ti si stagliano dinnanzi: potresti venire
assorbito da un elettrone facendolo saltellare d'eccitazione, oppure
potresti essere semplicemente deviato da esso cambiando così la tua
frequenza, o ancora potresti risalire l’erta di un campo
gravitazionale e arrossarti dalla fatica, ma oggi a te chiedo di
sparire semplicemente per dare luogo a una coppia di particelle
costituita da un elettrone e un positrone! Fa’ un po’ come ti
pare, ma sai bene che creai questo universo con delle ben determinate
leggi ed esigo che si rispettino!>>
Avreste
dovuto vedere il nostro povero fotone con la fronte imperlata di
sudore! Non aveva la più pallida idea circa il modo in cui avrebbe
potuto esaudire il desiderio di Dio, ma si mise subito a pensarci su:
non si infrangono mai le leggi impunemente!
E
così s’affrettò verso casa cercando nel frattempo di spolverare
qualche vecchia nozione di fisica che gli era rimasta in mente dai
tempi della scuola: ben poco, a dire il vero, perché il nostro amico
in gioventù aveva preferito starsene a giocare con i suoi amici
piuttosto che ascoltare le noiose lezioni del professore di scienze.
Si ricordava certo delle ore passate a rincorrersi nel cortile della
“Scuola delle particelle elementari”, con i bosoni W e Z che
rimanevano sempre indietro rispetto ai compagni più leggeri, oppure
di quando giocavano a nascondino e c’era quel loro compagno – si
chiamava Higgs - che riusciva sempre a nascondersi dove nessuno
poteva trovarlo; però delle lezioni di fisica non si ricordava
proprio un bel niente. Decise così di passare dalla biblioteca
universitaria per consultare qualche testo scientifico, nella
speranza di rinfrescarsi la memoria e riuscire così a venire a capo
del suo problema.
Dopo
un paio d'ore di intensa lettura (tempo terrestre visto che per lui
il tempo non scorreva) gli parve di poter fare il punto della
situazione. Non è che avesse capito molto i dettagli, tuttavia era
certo di una cosa: c’era bisogno di energia! Aveva appreso,
infatti, che gli elettroni avevano dei gemelli chiamati antielettroni
o anche positroni; tra i due non scorreva buon sangue e quando
s’incontravano si azzuffavano in maniera talmente violenta da
annientarsi l’un l’altro. Avevano la stessa massa, ma carica
elettrica opposta. Queste le notizie sommarie ricavate sul loro
conto. Di più, aveva letto che Dio era un economo maniacale: aveva
creato l’Universo fissando le quantità dei vari ingredienti, e non
tollerava che qualcosa fosse aggiunto o sottratto a quello che lui
stesso aveva inizialmente inserito; ma il peggio era che pretendeva
che tutti gli enti che fossero invischiati in un processo fisico
seguissero il suo stesso esempio: se cominciavano a parteciparvi
utilizzando certe quantità di diversi ingredienti, alla fine del
processo le quantità, seppur rimescolate e redistribuite, dovevano
rimanere sempre le stesse. Principi di conservazione venivano
chiamate le leggi che stabilivano, per ciascun ingrediente,
l’assoluto divieto di creare o distruggere quantità di esso al di
fuori di quelle già presenti. E così, se la carica elettrica totale
dei due gemelli nemici era nulla, nulla doveva essere la carica
elettrica posseduta dal nostro eroe. Per fortuna il fotone non si era
mai lasciato influenzare né dai campi elettrici né tantomeno dai
campi magnetici, per cui sapeva di essere elettricamente neutro, e il
principio di conservazione della carica elettrica era salvo. Le cose
non andavano altrettanto bene però per la massa: elettrone e
positrone ne possedevano, mentre il fotone – aveva appreso – non
ne aveva affatto! Ora, se questo da un lato gli permetteva di
scorrazzare liberamente alla velocità della luce senza sentire gli
effetti del tempo, dall’altro gli impediva di realizzare i suoi
piani. E non poteva certo prenderne in prestito o comprarne: doveva
necessariamente attingere tutto da se stesso. Tuttavia, continuando
la lettura, aveva letto la storia di un certo sfaccendato, un
impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, che ammazzava il tempo
standosene con la testa tra le nuvole, sognando di cavalcare la luce
o peggio (follie giovanili dell’epoca!) immaginando di lanciarsi
nel vuoto all’interno di un ascensore dopo averne reciso il cavo;
questo tizio, dall’aria tranquilla e irriverente, aveva scoperto
che in fondo la massa e l’energia sono la stessa cosa. Ora, il
nostro fotone, sebbene non si occupasse troppo del mondo che lo
circondava, non era totalmente privo d’istruzione, e così sapeva
che l’energia - la moneta corrente dell’universo - era la materia
di cui lui stesso era fatto. Bastava così utilizzare la propria
energia per creare la massa delle due particelle; l’unico problema
era che, mentre coloro che avevano massa potevano semplicemente
pesarsi con una bilancia, se volevano conoscerne il valore, il nostro
caro amico non aveva la più pallida idea di come avrebbe potuto
conoscere il suo contenuto energetico. E se la sua energia non fosse
stata sufficiente a creare la coppia?
Comunque
decise che per quel giorno aveva faticato abbastanza. Guardò fuori
dalla finestra e vide il sole che ormai rosseggiava all’orizzonte,
riconsegnò la caterva di libri sotto cui si era letteralmente
sepolto e uscì fuori all’aria aperta. L’aria mite e l’odore
della primavera incipiente gli fecero dimenticare completamente il
suo problema, almeno per quella sera. Giunto a casa si concesse una
lunga doccia, poi si ricordò che era stato invitato alla festa a
sorpresa che i leptoni avevano organizzato per un loro compagno
muone, nato nell’alta atmosfera circa due milionesimi di secondo
prima, e in procinto di ricevere una promozione al rango di
elettrone: avrebbe seguito un corso di formazione che gli avrebbe
dato la qualifica di “elettrone di valenza” e sarebbe così stato
assunto in un’industria chimica, con il compito di sovrintendere a
importanti reazioni.
Quella
sera il nostro fotone si divertì, spensierato ed ebbro, ballando al
ritmo dell’incessante danza cosmica, assieme a tutte le altre
particelle, elementari e non. Tornò a casa a notte fonda e si
sprofondò nel letto, addormentandosi pressoché istantaneamente.
Dormì come un bambino.
Quando
aprì gli occhi, all'alba, per qualche secondo il suo sguardo corse
per la stanza, posandosi sugli oggetti a lui familiari, e questa
vista consueta gli diede per poco l’illusione che tutto fosse come
prima. Ma non appena la sua coscienza cominciò a poco a poco a
ricomporsi, si rammentò del suo spinoso problema e fu pervaso
dall’angoscia. Cosa non avrebbe dato per potersene tornare a
correre nello spazio vuoto senza altre preoccupazioni! Quanto era
stato stolto tutte le volte che si era lamentato della sua vita
noiosa, sempre rivolta in linea retta o, come si dovrebbe dire
meglio, geodetica! Mestamente, mise prima un piede poi l’altro sul
pavimento e si tirò fuori dal letto. Una vertigine accompagnata da
un senso di peso alla testa gli ricordarono quanto avesse bevuto la
notte precedente. Si avvicinò al lavello e aprì l’acqua,
chinandosi per berne un sorso. Poi, dopo essersi lavato la faccia,
sollevò il busto, si guardò allo specchio ed ebbe il colpo di
genio! Il fotone notò per la prima volta il suo colore!
Ora,
non
dovete
pensare
che il nostro fotone avesse un colore come quelli che vediamo noi
umani. I colori che possono assumere i fotoni sono molti di più di
quelli che noi riusciamo a percepire con i nostri occhi. Se ci
fossimo trovati di fronte a quello specchio assieme al nostro eroe,
non avremmo visto un bel niente. Lui invece ci vide bene, eccome!
<<Il
mio colore>> pensò <<non esprime altro che la mia
frequenza; deve esserci sicuramente un nesso tra frequenza ed
energia, lo sento!>> E così si precipitò di nuovo in
biblioteca, dove apprese di un contemporaneo dello sfaccendato
dell’ufficio brevetti, una persona molto più seria di
quest’ultimo, tanto scrupolosa da cercare di dimostrare di essersi
sbagliato quando aveva fatto una scoperta che all'epoca appariva
alquanto maleducata; questi aveva stabilito che l’energia della
luce è direttamente proporzionale alla sua frequenza, e distribuita
in essa in maniera granulosa, piuttosto che continua. Lo sfaccendato
ci aveva messo di nuovo lo zampino, stabilendo che questi granuli di
cui era composta la luce, erano vere particelle, ciascuna con la sua
frequenza e quindi con la sua propria energia; queste particelle non
erano altro che…fotoni! E così il nostro eroe apprese che lo
sfaccendato era l’uomo che gli aveva dato un’identità,
riconoscendo lui e il suo popolo. Ma la cosa più importante era che
adesso aveva una chiave per proseguire nelle sue ricerche. <<Dalla
mia frequenza>> argomentò <<posso risalire al valore
della mia energia; e una volta conosciuta questa conoscerò la massa
che sono in grado di creare.>>
Con
una semplice moltiplicazione poté calcolare il suo contenuto
energetico, e quando lo confrontò col valore delle masse
dell’elettrone e del positrone venne investito da un’immensa
gioia. Capì di essere un prescelto, di essere stato destinato sin
dalla nascita a quella missione, la sua vita acquistò un nuovo
significato. Ammirò la saggezza del Creatore. La sua energia,
convertita in massa, corrispondeva esattamente alla somma delle masse
della coppia elettrone-positrone in quiete, non un po’ di più né
un po’ di meno. E così mise a punto il suo piano: l’idea era
quella di sparire semplicemente e usare la propria energia per creare
le due particelle, ferme. In questo modo avrebbe conservato la
massa-energia rispettando la relativa legge di conservazione.
Scampò
l'arresto per miracolo! Infatti, un attimo prima di mettersi
all'opera gli venne in mente un pensiero che gli avrebbe gelato il
sangue nelle vene, se mai avesse avuto delle vene. Il nostro eroe non
aveva affatto pensato alla conservazione dell’impulso! La questione
stava pressappoco in questi termini: Gamma – questo era il suo nome
di battesimo - oltre ad avere una certa quantità d’energia, era
dotato di un certo ammontare di impulso, segno inequivocabile del suo
indefesso viaggiare senza mai fermarsi. Se avesse creato una coppia
in quiete, l’impulso totale di tale coppia sarebbe risultato nullo,
e così sarebbe stato violato il principio di conservazione
dell’impulso - uno dei principi cardine posti alle fondamenta del
nostro Universo - in quanto l’impulso totale iniziale (quello di
Gamma) era diverso da zero, mentre l’impulso totale finale (quello
della coppia) era nullo. Come avrebbe potuto sbarazzarsi del suo
impulso senza che nessuno se ne accorgesse? No no, lo avrebbero
arrestato ben presto!
<<E
sia!>> pensò <<vediamo di sistemare questa storia
dell’impulso, facciamo la volontà del Signore e non se ne parli
più!>> Ormai cominciava a essere stanco di tutta questa
storia. <<In fondo>> argomentava tra sé <<quello
che devo fare è mettermi in un sistema di riferimento in cui
elettrone e positrone non sono fermi, ma si muovono in maniera tale
da dare un impulso totale pari a quello che io posseggo, sì da
conservarlo.>> Tuttavia, prima di mettersi all'opera decise di
informarsi meglio e, per la terza volta, si recò in biblioteca.
Con
quale disappunto apprese che ancora una volta le idee dello
sfaccendato gli mettevano i bastoni tra le ruote! La questione era
che, se c’era stata una violazione in un sistema di riferimento –
quello in cui la coppia elettrone-positrone era in quiete – non è
che cambiando riferimento le cose si potessero mettere a posto, per
così dire, gratis. La violazione rimaneva eccome! Solo che veniva
spostata dall'impulso all'energia, in quanto queste due grandezze
erano intimamente connesse tra loro. Nel sistema di riferimento in
cui l’impulso totale veniva conservato, tale impulso andava a
formare un surplus di energia, chiamata energia cinetica, che andava
a sommarsi all'energia di massa della coppia: ma il fotone –
abbiamo già visto – poteva rendere conto soltanto dell’energia
di massa delle due particelle!
E
così Gamma era di nuovo piombato nei guai. Passarono i giorni senza
che potesse venire a capo di questo spinoso problema, poi le
settimane; la timidezza leggiadra della primavera fece luogo
all'ardore irruento dell’estate, le altre particelle sciamavano
felici sulle spiagge, intrecciandosi in un’intricata coreografia di
reazioni spettacolari, ma il nostro amico se ne stava chiuso in casa,
cupo e intristito. Passò anche l’estate. Una sera d’autunno –
una sottile nebbia inghiottiva pigramente le cose d’intorno –
mentre se ne stava seduto in un bar tutto affranto, Gamma sentì un
gruppo di giovani fotoni che parlavano di un loro compagno che era
riuscito a creare una coppia elettrone-positrone grazie all'aiuto di
un pesante nucleo di piombo; trasalì al punto da lasciar cadere il
bicchiere di whisky che teneva in mano, ma non fece in tempo a
fermarli che già questi erano volati via alla velocità della luce e
si sa, poiché niente viaggia più velocemente della luce, sebbene
anch'esso viaggiasse a tale velocità, non poté mai raggiungerli in
quanto erano partiti prima di lui. Tornò tuttavia a casa un po’
rincuorato e si mise subito a meditare sulla questione. Un nucleo di
piombo… come avrebbe potuto aiutarlo? Pensò di picchiare
direttamente contro di esso in maniera tale da esserne assorbito e
rilasciare in seguito la coppia, ma no, non poteva funzionare! Se
avesse picchiato contro il nucleo, quest’ultimo avrebbe rinculato,
seppur di poco, ma tale rinculo gli avrebbe sottratto un po’
dell’energia che lui aveva giusta giusta per creare la coppia.
Niente da fare! Sembrava proprio che il nostro eroe fosse condannato
a subire le ire di un Dio alquanto capriccioso!
Una
sera stava facendo il bagno mentre si gustava un buon sigaro cubano.
Sarà che esiste un nesso tra le vasche da bagno e il pensiero
scientifico, oppure sarà soltanto una mera coincidenza ad
accomunarlo ad Archimede, fatto sta che se ne stava assorto in un
profondo stato meditativo e piano piano la sua mente scivolò ancora
una volta verso il suo problema. Ormai era ossessionato da esso ma,
ovunque muovesse il proprio pensiero, incorreva sempre in un vicolo
cieco. Con i princìpi di conservazione non si scherza! Se solo
avesse potuto infrangerli anche solo per un periodo breve e poi
rimettere le cose a posto....
Fu
in quello stesso istante che i suoi occhi caddero sui diagrammi di
Feynman che un suo collega gluone aveva dimenticato sul tavolo
proprio quella mattina, e a cui lui non aveva dato granché peso…
Ma certo! Il nostro fotone balzò subito fuori dalla vasca – ci
mancò poco che esclamasse pure <<Eureka!>> - e corse
verso la lavagna cominciando a disegnare una serie di diagrammi.
Ormai l'idea era balenata nella sua mente e bastava solo un pochino
d’analisi accurata per mettere a punto i dettagli, tanto più che,
a causa di tutta questa storia, aveva ormai ampliato le sue letture
di testi di fisica. La chiave di tutto stava nella relazione
d’indeterminazione di Heisenbergnsull'energia
e il tempo! I fatti stavano più o meno così: è consentita una
violazione della conservazione dell’energia purché… si rimettano
le cose al loro posto in un tempo breve! Quanto più vistosa è la
violazione, tanto più breve deve essere fatto il lavoro e viceversa.
L’importante è che Dio non abbia il tempo di accorgersene! E così
il nostro fotone mise a punto il piano: <<Io dapprima sparisco
creando una coppia, dotata di un impulso totale non nullo, pari
all'impulso da me posseduto, sì da rispettarne la conservazione ma
violando necessariamente la conservazione dell’energia; subito dopo
(ma presto presto perché nessuno deve accorgersi di questa
violazione) una delle due particelle create, poniamo l’elettrone,
emette un nuovo fotone portandosi in un diverso stato energetico,
mentre il positrone continua ad andarsene a spasso ormai libero:
anche qui viene rispettata la conservazione dell’impulso ma
distrutta quella dell’energia, per cui devo fare presto, ma poco
importa! Ormai la coppia è creata! A questo punto ci saranno
complessivamente un elettrone, un positrone e un fotone (non più
io); quello che rimane da fare è sbarazzarmi del fotone, ed è qui
che interviene il nucleo di piombo, il quale se l’assorbe: anche in
questo processo si ha conservazione di impulso ma non conservazione
di energia. Ricapitoliamo: in totale ci sono tre violazioni che,
sfruttando il principio d’indeterminazione, posso far avvenire in
un tempo molto breve, sì da evitare che qualcuno se ne accorga; in
più faccio in modo che le violazioni si compensino tra di loro, in
maniera tale che il risultato netto sia che l'energia viene
conservata, e così alla fine mi ritrovo soltanto elettrone e
positrone, e tutto è tranquillo! Durante il breve intervallo di
tempo in cui avvengono questi processi rischio molto, ma una volta
finito, l’energia finale sarà uguale a quella iniziale!>>
E
bravo il nostro Gamma! Un vero colpo di genio! Così facendo, il
nostro eroe evitò le ire di Dio e in più, quando successivamente
venne ricreato dopo l’annichilazione di una nuova coppia, decise di
intraprendere lo studio della fisica e si iscrisse all'università.
Dopo una lunga carriera densa di ricerche fruttuose nel campo delle
particelle elementari (che, data la sua natura, era una ricerca di
carattere più antropologico che fisico) gli fu anche assegnato il
premio Nobel!
Ora
continua a vagare felice e chissà.… magari è proprio lui quel
fotone che, partendo dallo schermo del tuo pc o dalla pagina del
libro che tieni in mano, sta attraversando il tuo occhio! Chissà…
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