martedì 12 marzo 2019

Una splendida serata

Uscì dal bar come se fosse nato in quel momento. Tutto gli sembrava nuovo, i colori, gli odori, ma soprattutto i suoni, quel continuo sottofondo urbano dell'ora di punta che gli ricordava continuamente, per contrasto, il silenzio.
    Quando arrivò all'auto trovò un vigile che gli stava mettendo sotto il tergicristalli una multa per divieto di sosta. L'agente lo guardò severo, autoritario, come se si aspettasse una reazione di rispetto e di paura, ma lui gli sorrise e il vigile se ne andò indispettito, quasi come un bambino. Strappò la multa e s'infilò in auto.
    Il traffico cittadino gli ricordò che aveva bevuto: era troppo su di giri per stare lì inchiodato ad aspettare che l'auto che lo precedeva si muovesse di un metro al massimo. Arrivò al culmine quando, sbandando nella corsia opposta, un camion stava per venirgli addosso. Il camionista, un uomo corpulento e barbuto, gli gridò qualcosa contro sua madre dopo aver suonato il clacson, e lui si limitò a mostrargli il dito medio della mano sinistra.
    Finalmente arrivò a casa, parcheggiò di nuovo in divieto di sosta e salì le scale lentamente, dondolando la testa a destra e a sinistra a ogni gradino. Arrivato al secondo piano aprì la porta velocemente e si tuffò nel suo regno: un'accozzaglia di panni sporchi e rifiuti di cibo andato a male. Aprì il frigo, prese una birra e si mise a sedere sul divano. Dopo mezz'ora si alzò e si sprofondò nel letto pensando ironicamente che la sera che sarebbe sopraggiunta tra qualche ora sarebbe stata una splendida serata.
    La sera precedente, dopo essere stato al bar, si era ritrovato sul parapetto di un ponte. Aveva guardato giù, aveva sorriso. Il mondo continuava a girare imperterrito ed era così bello, talvolta, guardare dritto negli occhi l'abisso. L'abisso gli ricordava la sua impotenza e ciò gli dava un po' di pace.
    Insomma, cazzo, doveva pur esserci un modo per fregare il sistema, non poteva certo finire così, con la grande inculata della storia e moglie e figli e carte di credito e tessere d'ogni genere e film da noleggiare e vacanze da prenotare e “sabato vado a lavare l'auto”. Eppure, si diceva, tanta gente furba ce n'era stata nel corso della storia. E tutti che avevano capitolato? Finisce così? Guardò fuori dalla finestra verso l'interno di un bar: un ragazzo in jeans e maglietta faceva il pagliaccio con una ragazza che non la smetteva mai di ridere, le automobili sfrecciavano sulla strada facendo slittare le gomme e spandendo nell'aria la musica del momento. Erano le nove di sera, ed erano passati all’incirca duemila anni dalla resa di Cristo, e si chiedeva chi diavolo avrebbe parlato mai della sua resa. Se ne stava lì inebetito ancora a porsi la grande domanda e sì, insomma, sapeva bene che quando superi un tot di anni e stai ancora lì a porti la grande domanda allora sei finito, fuori, non hai più speranza. Antonio il grande, Antonio il matto, Antonio e Cristo sulla croce allegramente insieme ai due ladroni che ti guardano e ti fanno l'occhiolino... che senso avesse tutto ciò, solo la merda può saperlo, ora più di prima.
    Pensò: <<tutto sommato sei ancora vivo>>, si accese una sigaretta e prese in mano un libro di Bukowski. Lesse una delle sue storielle, poi posò il libro al suo fianco e rimase sul letto a fissare il vuoto. Anni persi, niente di più, questa era la sua leggenda personale. Non è bello essere fuori dal mondo, sentire di non appartenere più a esso e nello stesso tempo appartenervi in maniera inestricabile; non è bello smettere di essere animali, semplicemente. Quando smetti di essere un animale e diventi uomo allora non piaci più agli altri animali ed è per questo che tutti, prima o poi, si accontentano di restare animali. Sì, forse questa era la chiave di tutto, ma era poi così importante? Chiedete sempre alla merda.
    C'era stato un tempo in cui aveva creduto di avere le redini della sua vita in mano, un tempo in cui l'universo sembrava intelligibile, ma ora i suoi pensieri, ovunque tentassero di fuggire, sbattevano sempre con un rumore sordo contro le pareti della sua scatola cranica.
    E tu, li senti i pensieri che rimbalzano continuamente nella tua testa come le molecole di un gas in un recipiente?

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