La
pioggia cadeva ininterrottamente da una settimana. C’era
fango
dappertutto. Faceva freddo e la ferita al ginocchio mi tormentava
ormai quotidianamente con febbre alta e delirio. E poi c'era la fame,
tanta fame. Eravamo
poco più che ragazzini e ci guardavamo l'un l'altro sperando di
trovare anche solo una briciola di coraggio nel viso del compagno.
Pensavamo che, se ci fosse stato almeno uno di noi a non aver paura,
allora ci saremmo potuti affidare alla sua sicurezza. Invece
provavamo tutti la stessa sensazione e ciò rendeva il terrore
reale. Un terrore reale immerso in un'atmosfera d'irrealtà.
Ogni
tanto riuscivo a guardare la foto di Maria senza correre il pericolo
d'impazzire. Ma solo ogni tanto. Devi
farlo, devi dimenticare che esiste un mondo esterno, una vita
normale, quando sei infilato dentro quel buco.
Quando
ero a casa, scavavo dalla mattina alla sera assieme a mio padre per
più di dieci ore al giorno e la paga bastava a malapena per comprare
un pugno di farina. Bisognava sfamare la mamma e i fratellini e
spesso io e lui non mangiavamo nulla. Come ci reggevamo in piedi, Dio
solo lo sa, ma non è questo il punto. Quella vita, quella povertà
estrema, piena di lavoro e stenti, era comunque un nemico che ti
sfidava a viso aperto. La gente come noi l'affrontava
da sempre.
In quella trincea, invece, tutto era sospeso e le cose potevano
precipitare da un momento all'altro. Il nemico aveva vagamente
l'aspetto di una bandiera e il colore di una divisa, ma per il resto
era invisibile e per questo ci terrorizzava.
L'attesa
tra un assalto e l'altro straziava l'anima, strappandola in tanti
minuti brandelli sanguinolenti. E dopo ogni battaglia qualche amico
non tornava più. Non sapevi se era morto o agonizzava in qualche
putrido stagno, magari a qualche metro da te, senza avere
la voce per chiedere aiuto, e tu non potevi andare a cercarlo. No,
meglio dimenticare di essere uomini. È più facile.
Una
volta la vidi, Maria. Mi si avvicinò piano e mi strinse la mano.
Piangeva. Mi sollevai di scatto cercando di abbracciarla e in quello
stesso istante s'alzò il grido: <<Avanti Savoia!>> Maria
scomparve. Imbracciai la baionetta e saltai fuori. Il ginocchio mi
sanguinava e caddi. Mi rialzai e cercai di riprendere la corsa.
Pensavo a mamma. Fui arrestato da un colpo secco al petto, sordo;
subito dopo un bruciore intenso ma brevissimo. Caddi in ginocchio,
stupito. Poi nero.
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