domenica 10 febbraio 2019

Incipit

Ero di nuovo al verde. E sulla strada. Ricominciare tutto daccapo, a trent'anni. Il tempo delle esperienze è circolare, non il tempo biologico però. 
    Un atroce silenzio pervadeva il ponte, l'oscurità serpeggiava tra nuvole di nebbia. Una sigaretta e un cerino erano tutto quello che possedevo. La sigaretta tra qualche minuto si sarebbe tolta il pensiero, il cerino pure, ma io no, io e questo ponte e la città e tutti i fottuti disperati che, loro malgrado, calpestano il suolo amaro di una vita vissuta senza capire.
    Guardai l'acqua sotto di me e l'acqua mi guardò e sorrise invitandomi. L'istinto di conservazione mostra chiaramente che è tutta una truffa, tutto manovrato da chissà chi o cosa, altrimenti perché non saltare da quel ponte, sentire lo schianto dell'acqua dura sulla faccia e farla finita, se è questo quello che vuoi?
    Mi portavo il mio inferno sulle spalle, col capo chino, e vedevo chiaramente l'inferno altrui. È incredibile constatare come l'amore e l'odio siano maledettamente simili. Ancora più incredibile è cercare di sondare i confini dell'animo umano e confondersi nella loro continua sfuggevolezza. Il mare del bene lambisce in continuazione le spiagge del male, nella stessa persona, nello stesso momento. Tutto ciò che è umano è stato costruito su una, assoluta assunzione: l'uomo è coerente. Niente di più sbagliato. Perché mai, sennò, dopo millenni di storia, nulla funziona ancora?
    Questi erano pressappoco i miei pensieri quando giunsi davanti alla stazione. Un barbone mi fece cenno d'avvicinarmi e mi disse: <<Amico, non hai una bella faccia, c'è qualcosa che tormenta la tua anima>>. <<È la mia stessa anima, che tormenta la mia anima>>, risposi, prima di voltarmi e proseguire verso la mia meta.
    La mia meta era un vagone abbandonato, che riposava su binari morti. Prima di sprofondarmi nel sonno, mi fermai un attimo fuori e decisi di accendermi la mia ultima sigaretta. Fumavo e pensavo. L'odore buono dell'erba, il sapore del sangue in bocca, quel primo bacio dato proprio lì, sotto casa mia, un abbraccio scambiato in una mite sera di settembre, il bucato steso al sole e la gioia la sconfitta la depressione la malvagità l'affetto profondo. Questo sono io. Questo sei tu. Nient'altro. 
    Guardavo le stelle e l'universo intero moriva in uno spasimo senza poesia. Oppure ero io che morivo? Quando si muore si rimane soli, dunque io da sempre continuavo a morire...
    Poi d'un tratto s'alzò un venticello fresco, che mi accarezzò il viso. Guardai verso il cielo e la luna mi fece l'occhiolino. Mi sedetti a terra, poggiando la schiena al vagone. Chiusi gli occhi.
    In fondo va tutto bene. Anche se sono lontano anni luce dal riuscire a esprimere quello che sento, e ciò mi tormenta. Un altro tentativo andato a vuoto.

Nessun commento:

Posta un commento